ANDREA DEL CASTELLO Studi letterari, musicologia e filmologia.

‭- ‬Max: Hai esordito nel 2005 con un saggio su Mark Knopfler. Cosa ti ha portato oggi a scrivere un thriller?

‭- ‬Andrea: Mi sono sempre occupato di vari ambiti culturali, infatti le mie pubblicazioni sono spesso incentrate sul rapporto tra musica, letteratura e arti visive. Lo stesso libro sui Dire Straits coniugava studi musicologici e studi letterari, senza tralasciare il mistero, infatti la canzone “Private investigations” è ispirata ai romanzi di Raymond Chandler. Comunque ho coltivato l’amore per il giallo fin da piccolo, quando mi innamorai dei romanzi di Agatha Christie e dei film di Alfred Hitchcock. Di recente ho approfondito gli studi su questo genere e ho tenuto dei corsi sulle tecniche di scrittura che ho raccolto nel volume “Come si scrive un thriller di successo” (Lupi Editore). Ora con “La voce della morte” (Bertoni Editore) sono passato dalla saggistica alla narrativa, sperimentando uno stile di scrittura attento al ritmo e alla fonetica come se il romanzo non l’avessi scritto, ma l’avessi “suonato”.

‭- ‬Max:  Di cosa parla “La voce della morte”?

‭- ‬Andrea: In una città della pianura Padana viene ritrovato il cadavere di un ragazzo nel parcheggio di una discoteca. Sembra una brutta storia di alcol e droga, fino a quando il commissario Giorgio Cani non decifra un messaggio che si nasconde dietro il delitto. Così gli inquirenti dovranno dare la caccia a un criminale mosso da una forte sete di vendetta e che miete giovani vittime secondo un piano all’apparenza incomprensibile.

‭- ‬Max:  Sembra un romanzo adatto a una trasposizione cinematografica. Se diventasse un film, quale colonna sonora immagineresti?

‭- ‬Andrea: Per una vicenda ambientata nel presente e con personaggi molto reali, farei largo uso di canzoni degli anni Duemila, ma utilizzate come una sorta di leitmotiv per descrivere le varie storie che si intrecciano all’indagine. “Ballata per la mia piccola iena” degli Afterhours sarebbe adatta ad esprimere il carattere del commissario, altalenante tra il Bene e il Male, tra la sicurezza domestica e i pericoli del mondo esterno, tra la famiglia e le tentazioni extraconiugali. E anche il testo è aderente alla storia del personaggio: “L’amore rende soli, ma è ben più doloroso se per nemici e amici non sei più pericoloso”. Inoltre userei “Playing with your dolls” di Nathalie per il rapporto tra il commissario e sua moglie, “Gaia e la Balena” di Omar Pedrini per il rapporto con Lory e “Amore borghese” dei Management del Dolore Postoperatorio per il rapporto con Rossella. Invece per la scena finale e i titoli di coda penserei a “La libertà di volare” dei Nomadi.

‭- ‬Max:  Il giallo è stato considerato per tanto tempo un genere di serie b. Invece negli ultimi decenni e nella nuova veste del thriller è riuscito a riscattarsi come letteratura di prestigio. È questo il genere del futuro?

‭- ‬Andrea: È di sicuro il genere che rappresenta meglio il presente e che racconta in maniera più profonda le nostre emozioni e la nostra società nel bene e nel male. L’arte va sempre a braccetto con le trasformazioni socioculturali. Succede lo stesso con la musica: la digitalizzazione della nostra vita ha contribuito all’ascesa della musica elettronica, mentre il disagio crescente soprattutto tra i giovani ha contribuito all’affermazione definitiva del rap come genere mainstream. Allo stesso modo le tensioni sociali, la paura del nuovo, l’incertezza sul futuro e la spettacolarizzazione televisiva della cronaca nera hanno contribuito ad aumentare l’interesse nei confronti di un genere letterario basato sull’indagine, sul crimine, sui sospetti, sul male, sulla coscienza. Anche perché, quando leggiamo un thriller, noi indaghiamo soprattutto il nostro io.

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