Evolution: dalla Ruota alla Rete – Ci vuole un “fisico” bestiale…

Maurizio J. Bruno 2Mens sana in corpore sano dicevano i Romani e, per quanto pigri si possa essere, nessuno può negare che l’attività sportiva aiuti il nostro corpo a star bene, e quindi anche la nostra mente a lavorare al meglio. Sarà forse proprio per ricambiare questo favore che la mente ha deciso di sdebitarsi col corpo dando alla luce, negli ultimi decenni, a soluzioni tecnologiche espressamente pensate per semplificare la vita degli sportivi. Chi esce oggi a fare jogging può contare su scarpe che attutiscono gli urti col suolo e migliorano così il comfort di chi va in giro per strade e sentieri a sudare e smaltire tossine. I pesanti walkman degli anni ’80 hanno lasciato il posto a leggeri riproduttori digitali che non risentono di salti e sobbalzi e garantiscono ore e ore di musica perfetta, e i più esigenti possono contare su sofisticati microcomputer che registrano i chilometri e il numero di passi percorsi, le calorie consumate e, in qualche caso, riescono anche a tenere sotto controllo le pulsazioni cardiache dell’atleta. E per chi preferisce gli sport al coperto, anche le palestre sono oggi ricolme di sofisticate attrezzature elettroniche: dai tapis-roulant alle cyclette, tutto è connesso alla rete e a rigorosi sistemi di registrazione e controllo in grado di assicurare che ognuno segua il suo corretto piano di lavoro. E anche nel campo degli sport agonistici, tantissime sono le innovazioni tecnologiche che hanno permesso di migliorare le prestazioni degli atleti. Pur senza contare l’apoteosi della tecnologia sportiva alla base della Formula Uno e degli altri sport motoristici, saltano subito all’occhio le biciclette delle ultime generazioni, leggerissime, altamente aerodinamiche e con attriti interni ridotti al minimo o le innovative racchette da tennis che rendono possibili colpi e velocità di palla prima impensabili. Ma, invero, anche in sport dove l’attrezzatura sembra non essere così importante, la tecnologia ha dato un contributo significativo. È il caso, ad esempio, del nuoto, dove la particolare finitura superficiale degli ultimi costumi rende i nuotatori idrodinamici come delfini, e permette così di guadagnare frazioni di secondo determinanti per battere un record. Insomma, nello sport di oggi c’è così tanta tecnologia e scienza che vien quasi da pensare che quando Luca Carboni sosteneva che ci vuole un fisico bestiale… forse intendeva proprio che ci vuole un fisico come Newton o Einstein per fare la differenza! Anche in campo sportivo!

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di Maurizio J. Bruno

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